Chi sono

Giulio Fratini nasce nei primi giorni dell’anno 1986 sotto il segno dell’acquario, appena prima che si affacciasse sulla terra la cometa di Halley.

Trascorre la sua prima infanzia a cavallo tra epiche escursioni nell’alta val D’Aso e sui monti sibillini e giornate di autentica vita agricola nelle dolci colline dell’alta valle del Tenna e le giornate estive sulla dorata sabbia della costa adriatica: un campionario di immagini ed esperienze che formano e determinano il suo amore e il legame indissolubile per la sua terra, la regione Marche.

Durante le scuole elementari, grazie all’intuizione di una maestra e su incoraggiamento dei genitori, comincia l’avvicinamento alla musica attraverso lo studio del pianoforte: così la sua vita prende una svolta che sarà decisiva per il futuro umano e lavorativo. A differenza di gran parte dei suoi coetanei salta a piè pari il Rock e il Pop, sfiorando appena le melodie dello “Zecchino D’Oro”, e si ritrova direttamente faccia a faccia con la musica di Johann Sebastian Bach le cui architetture contrappuntistiche diventano delizia e ossessione adolescenziale.

Nel 1997, all’età di undici anni, viene ammesso presso il Conservatorio di Fermo dove studia Organo e composizione organistica e Oboe. In questo istituto, grazie al temuto e contemporaneamente amato insegnamento della professoressa Simonetta Fraboni, si avvicina al mondo della prassi esecutiva storicamente informata. Nell’arco dei tre anni delle scuole medie studia anche il Flauto Traverso nel corso ad indirizzo musicale della scuola Nardi di Porto San Giorgio, ulteriore contributo al suo caotico percorso di polistrumentista avido di nozioni e competenze.

La conoscenza con il clavicembalo avviene proprio tra le mura del conservatorio fermano quando, nei primi anni del nuovo millennio, arrivò un clavicembalo costruito da Roberto Mattiazzo; nacque così, suonando e mirando a lungo questo cembalo, l’innamoramento per questo arcano e sino allora sconosciuto strumento musicale.

Fondamentale è stato anche l’apporto didattico e di amicizia del professor Adriano Dallapè che con paziente meticolosità gli trasmette l’arte del Basso Continuo, disciplina che diviene e tutt’ora resta la sua principale attività musicale svolta nelle più disparate situazioni concertistiche. Due tessere, infine, concludono il mosaico di questa poliedrica esperienza musicale e sono lo studio della composizione che, seppur non portato a termine, è stato utile apporto al lavoro di continuista e l’esperienza di cantore nel Vox Poetica Ensemble di Fermo di cui, da poco tempo, è anche preparatore musicale e occasionalmente direttore.

Pur avendo narrato e dispiegato una lunga e articolatissima frequentazione con il mondo musicale si dedica, invece, a tempo pieno alla sua attività professionale di cembalaro e organaro con ormai solo occasionali parentesi da musicista.

Sin da piccolissimo abituato a non tenere mai le “mani ferme”, spinto in questo vortice di creatività materica dal nonno Bernardo (vulcanico “tuttofare” dalle mille idee) e dalle due nonne Lucilla e Maria (fine sarta e camiciaia la prima, donna di casa “marchigian style” la seconda), arriva quasi subito, viva e bruciante, la passione per gli organi; specialmente attratto da quelli storici del territorio marchigiano ne diventa già giovanissimo fine conoscitore e si dedica all’arte organaria compiendo esperimenti di ogni sorta affianco del suo futuro collega Pierpaolo Pallotti con il quale collabora a progetti mirabolanti come la costruzione di un organo con canne di cartone o del primo organo a cassapanca.

Affascinato anche dal restauro organario frequenta numerosi cantieri e botteghe dove “ruba” con gli occhi e fa proprie tutte le sfumature sottili del gesto artigianale.

Nel 2006, durante i corsi estivi di Urbino vi fu l’occasione di acquistare un piccolissimo kit di clavicembalo italiano, montato malamente con vinavil e pochi rudimentali attrezzi, da lì, prorompente, l’idea di farne uno tutto in proprio cominciando l’avventura che porterà alla nascita dell’Op.1, uno Zell a un manuale costruito nel 2008 e tutt’oggi in servizio.

Dal 2009 nasce il sodalizio lavorativo con Pierpaolo Pallotti che durerà sino al 2017, anno in cui le due realtà si separano in attività propria.

Dal 2008 a oggi la bottega, in dieci anni di attività frenetica, ha prodotto 30 cembali, restaurato organi storici e un prezioso clavicembalo del Seicento, qualche armonium, numerosi interventi di manutenzione su tutto il territorio nazionale e ultimamente si sta occupando anche del restauro di pianoforti storici ma solo di quelli realizzati prima dell’avvento del telaio in metallo.

Per nulla indifferente alla ricerca storica in ambito organario e cembalario, nel corso degli anni si produce in lavori di ricerca archivistica e organologica affiancato e consigliato sempre da Paolo Peretti, storico e organologo marchigiano e superbo conoscitore dell’arte organaria centroitaliana. Campi di ricerca privilegiati sono dapprima organi e organari del territorio marchigiano mentre negli ultimi anni anche cembali e cembalari che popolarono questa terra nei secoli passati e di cui Giulio si sente erede e continuatore e quindi, doverosamente, ne conserva memoria.

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