Clavicembali, virginali, spinette

Sin dall’inizio XVI secolo tutta l’Europa fu disseminata di botteghe in cui si costruivano cembali e altri cordofoni a tastiera in uso all’epoca.

Ogni artigiano elaborava i propri pochi modelli e li praticava con successo durante l’arco della propria vita professionale, apportando modifiche più o meno sostanziali ma comunque vicine alla base di partenza. In questo modo nacquero le cosiddette “scuole nazionali” che spesso però vanno ulteriormente ridotte a “scuole regionali”.

L’opificio cembalario odierno è profondamente cambiato in quanto, eseguendo perlopiù copie di strumenti storici, l’artigiano deve praticare e studiare moltissimi modelli antichi provenienti dalle più disparate tradizioni nazionali e conservati nelle collezioni di tutto il mondo; questo obbliga il cembalaro ad essere sì un buon artigiano ma anche un discreto organologo, capace di leggere con dovizia di particolari e spirito critico gli strumenti che sta per realizzare in copia al fine di non ripercorrere alcuni errori presenti a volte negli originali e per adattare un minimo lo strumento affinché possa vivere nel mondo di oggi così diverso da quello in cui nacque da cinque a tre secoli fa.

Così nella stessa bottega convivono virginali italiani rinascimentali e grandi cembali francesi del tardo Settecento, modelli secenteschi delle fiandre vicino a coevi esemplari italiani diametralmente opposti nella concezione e nelle geometrie costruttive, fortepiani e, nel caso specifico della mia bottega, anche organi, regali e harmonium.

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