Clavicembali francesi

Sin dalla seconda metà del Seicento la Francia ebbe una propria indipendenza stilistica in ambito cembalario; furono essi, ad esempio, a creare ed a utilizzare l’elegante soluzione della doppia curva in luogo dell’angolo squadrato in coda, elemento che contraddistingue piuttosto il cembalo italiano o fiammingo.

Il tipico cembalo francese del Seicento è uno strumento concettualmente ancora piccolo (l’estensione va dal Sol0 e non oltre il Do5 con prima ottava mancante di alcuni suoni cromatici e disposta a volte con tasti “spezzati”), la tavola non è molto larga nel centro e dispone d’incatenature trasverse che danno al suono una connotazione asciutta più vicina al mondo italiano che a quello fiammingo e il tutto unito ad incordature ancora spesso in ottone su tutta l’estensione. Ben presto però questo strumento si sviluppa in qualcos’altro e i cembalari francesi soprattutto parigini, oltre a delineare il loro personale modello di grande cembalo a due manuali, sin dai primi anni del XVIII secolo, cominciano a prendere in prestito casse di cembali fiamminghi che modificavano nella cosiddetta operazione di Ravalement; questa pratica portò alla nascita di un modello di clavicembalo francese (oggi spesso definito come il “French Ruckers”) che a tutt’oggi è tra i più apprezzati tra i musicisti per la grande sonorità che ne scaturisce, la facilità meccanica e la versatilità nell’esecuzione di repertori solistici con o senza orchestra.

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